la Melinda (Gates), il copyright della patata e il glifosato – 201

dovrebbe fare semplicemente sghignazzare che un giornale che pretende di essere preso sul serio (Repubblica, nel suo supplemento Business Insider) pensi di pubblicare una intervista a Melinda Gates, la moglie del signorotto di Windows, per chiederle come pensa di risolvere il problema della povertà.

sarebbe stato come chiedere a Maria Antonietta alla vigilia della rivoluzione francese come pensava di insegnare ai sansculottes a mangiare les brioches.

ma siccome nulla ci dev’essere risparmiato, pensate a frasi come queste, dette ovviamente da donna a donna – e sono citazioni letterali:
Sei probabilmente la miglior risolutrice di problemi del mondo, affrontando problemi che sembrano impossibili.

e io che sono più buono dell’intervistatrice, vi risparmio la risposta.

. . .

Melinda Gates sta semplicemente svolgendo la normale vita della moglie di un capitalista ultra-ricco, come avviene da quando esistono; gli alleva i figli, e si occupa di beneficenza.

è vero, che nelle dimensioni mostruose del potere finanziario del marito, questo significa avere speso sinora oltre 45 miliardi di dollari per aiutare a risolvere alcuni dei problemi più difficili del mondo.

è abbastanza ovvio che in realtà, anche presiedendo all’ente da lui fondato che fa beneficenza per conto del marito, la Melinda ne curi gli interessi; sarebbe veramente ingenuo fino al limite della stupidità chi pensasse che uno come Gates accumula uno dei patrimoni più ingenti del mondo senza guardare in faccia nessuno e poi di colpo scopre il suo lato buono, o anche soltanto la voce della coscienza sotto forma di rimorsi, che però non gli impediscono, ovviamente, di continuare ad accumulare, ma soltanto gli suggeriscono di destinare qualche briciolina del suo mostruoso potere economico mondiale per redimere non si sa bene chi.

. . .

ma lasciando da parte il marito e tornando a questa moglie che si chiama come una mela della Val di Non, quale è poi la sua favolosa soluzione sorprendentemente semplice al problema della povertà?

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preparatevi a sghignazzare di nuovo, ma senza limite alcuno:

dare più potere alle donne.

L’uguaglianza di genere è la chiave. Ciò significa avere relazioni equilibrate in cui entrambi i partner si dividono il carico di lavoro a casa.

chi mi legge con costanza, se c’è, sa che è una mia fissa: che movimenti come il me too sono stati programmati e promossi molto in alto per mettere donne e uomini le une contro gli altri, secondo l’antica legge del divide et impera, aggiungendo poi il corollario secondo, che le armi di distrazione di massa funzionano sempre.

. . .

voi capite quindi che il problema dell’eguaglianza nel mondo non sono Bill Gates e i nuovi signorotti feudali della finanza che valgono da soli come stati interi, ma come si dividono il lavoro domestico lui e la Melinda.

“La cosa più ingiusta è che i bambini muoiano perché i loro genitori sono troppo poveri”, dice la Melinda, ma questo secondo lei si risolve con l’uguaglianza di genere:

cioè facendo in modo che i due siano esattamente poveri alla stessa maniera?

e questo darebbe più cibo ai loro figli?

non lo so se è un problema tra moglie e marito: certo, lo dice lei, con Bill lavano i piatti insieme ogni sera, e questo rappresenta una caratteristica di ogni matrimonio che voglia essere solido: laviamo ancora piatti in famiglia. La scorsa notte eravamo solo io e Bill per cena, e abbiamo lavato i piatti insieme.

. . .

tutto qui? sì, potete fare a meno di credere che gente così potente sia anche tanto stupida; faccio fatica a pensarlo anche io.

ah, no: c’è ancora una cosa: anche Melinda pensa come il Dalio del mio ultimo post sul tema, che i ricchi debbano pagare più tasse.

ma non chiedetele percentuali, non sono un’esperta di politica fiscale, risponde.

to’, lo penso anche io, e neppure io sono un esperto di politiche fiscali: dico soltanto che ho letto la nostra Costituzione, che dice lo stesso: i ricchi devono pagare più tasse di chi ha meno.

io aggiungo che dovrebbe essere fissato un limite di reddito, oltre il quale lo stato si piglia il 99%.

. . .

intanto, a proposito di povertà di genere, la PepsiCo, ha denunciato 13 contadini indiani per avere coltivato senza autorizzazione, una patata geneticamente modificata, brevettata dalla compagnia, la varietà FC5 che ha un livello di umidità più basso della patata media e dunque è particolarmente adatta per preparare snack di patatine imbustate.

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intanto che la Pepsi studia come modificare geneticamente le patate in maniera tale che si raccolgano dal campo già tagliate a fettine, chiede ai 13 disperati dell’India 125mila euro di danni a testa (che loro non vedranno mai, neppure reincarnandosi in dieci vite di seguito), per aver violato il suo copyright della patata.

forse sarebbe il caso di cominciare a boicottare la Pepsi.

. . .

intanto l’università di Washington State pubblica i risultati di una indagine scientifica sugli effetti del glifosato, il diserbante della Monsanto diffuso oramai massicciamente nell’agricoltura mondiale e recentemente sdoganato per altri 5 anni anche dall’Unione Europea, col voto favorevole decisivo della Germania, quello della ministra dell’Agricoltura contro le indicazioni personali della Merkel.

glifosato

sono state studiate sui ratti, che sono stati esposti in gravidanza a una dose pari a metà del massimo considerato innocuo.

la prima generazione nata non ha mostrato segni di problemi di salute.

nella seconda generazione c’è stato un “drammatico aumento” di alcune patologie dei testicoli, delle ovaie delle ghiandole mammarie, oltre che dell’obesità; più di un terzo delle femmine di seconda generazione ha avuto aborti spontanei.

nella terza generazione le patologie prostatiche dei maschi sono aumentate del 30%, mentre il 40% delle femmine ha mostrato un aumento delle malattie renali e il 40% dei ratti era obeso.

. . .

e non chiedetemi perché ho messo assieme le tre cose: la non notizia del vuoto mentale che aleggia attorno alla Melinda, il copyright della Pepsi sulla patata e gli effetti del glifosato sui ratti;

chi non ci arriva da solo se li merita tutti.


5 risposte a "la Melinda (Gates), il copyright della patata e il glifosato – 201"

  1. Non ho letto l’intervista Ma certamente mi sono persa poco perché ogni tanto Melinda ha fatto degli exploit simili.
    Non capisco perché forse ironicamente tu li chiami signorotti Io direi che sono i veri padroni in quattro in cinque dell’economia globale.
    E comunque anche noi non scherzavo con quel ragazzotto che dal balconcino di Palazzo Chigi comunicò che avevano sconfitto la povertà…
    Buonanotte!

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    1. ah, vedo che sei più esperta di mele Melinda di me 😉 . io è la prima volta che leggo una sua intervista e sono rimasto sconvolto per la pochezza: e tu mi dici che è anche recidiva!

      questo a spiegazione anche del termine signorotti: sono effettivamente i padroni del mondo, ma quanto a spessore mentale e culturale niente più che signorotti ignoranti e ottusi.

      Di Maio fu ed è patetico, il figlioccio fascistoide di Grillo fascista puro, ma non c’entra nulla con questa dimensione dei problemi: lui è il burattino nato per recitare la parte dell’oppositore che le prende sempre.

      ah, grazie del commento che ha consolato il risveglio precoce mentre fuori il vento ulula come i lupi.

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  2. Io ho comprato la lavastoviglie almeno nessuno dei due lava i piatti. D’accordissimo sulla tassazione, per me andrebbe almeno ripristinata la Visentini… altro che flat tax! E le concentrazioni come Windows e Monsanto (soprattutto quest’ultima!) andrebbero messe fuori legge, ma una volta in America non erano fieri del loro antitrust? Mi sa che se ne sono scordati…

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